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Nicola Samorì Ritorna a Ravenna con la Mostra 'Supremalia' al MAR

26 set 2026, 8:34 PM
Nicola Samorì Ritorna a Ravenna con la Mostra 'Supremalia' al MAR

L'artista Nicola Samorì ritorna a Ravenna, la città che ha profondamente influenzato la sua formazione artistica fin dalla giovane età, con una nuova e significativa mostra personale intitolata "Supremalia". Questa esposizione, allestita presso il MAR – Museo d'Arte della città di Ravenna, offre un'opportunità unica per esplorare il dialogo tra le creazioni contemporanee di Samorì e il ricco patrimonio artistico della città, in particolare la Gipsoteca dell'Accademia di Belle Arti. La mostra, curata da Denis Isaia, evidenzia come l'artista reinterpreti e trasformi la tradizione figurativa europea, stabilendo connessioni profonde tra bellezza e perdita, corpo e materia, memoria e metamorfosi.

Per Samorì, nato a Forlì nel 1977 e cresciuto artisticamente a Bologna, Ravenna rappresenta un luogo di ispirazione primordiale, dove i mosaici bizantini, i marmi delle basiliche e i gessi dell'Accademia di Belle Arti hanno plasmato il suo immaginario. "Supremalia" non è un semplice ritorno geografico, ma un progetto concepito specificamente per il MAR, che intende creare un confronto stimolante tra le sue opere, i calchi in gesso di Antonio Canova e le peculiarità della cultura visiva ravennate. Questo incontro ravvicinato con la materia, la luce e la secolare storia delle trasformazioni artistiche della città, permette a Samorì di esplorare nuove possibilità espressive.

La ricerca artistica di Samorì si distingue per l'approccio alla tradizione figurativa europea, con una particolare predilezione per la pittura barocca e caravaggesca, che egli sottopone a processi di trasformazione radicali. Attraverso abrasioni, scorticature e deformazioni, le sue opere non mirano a distruggere l'immagine originale, ma piuttosto a rivelare nuove prospettive e significati nascosti. L'utilizzo di diversi materiali, come tela, tavola, rame, marmo e onice, contribuisce a creare una tensione costante tra la bellezza e la sua alterazione, il corpo e la sua materialità, la memoria e la sua inevitabile evoluzione. Questo percorso ha portato Samorì a confrontarsi con maestri del passato, come dimostrano i suoi lavori sulla "Scuola di Atene" di Raffaello o sulla "Parabola dei ciechi" di Bruegel. Tuttavia, il rapporto con il passato a Ravenna assume una dimensione più personale, ricordando le sue prime mostre personali in città tra il 1998 e il 2002.

A quasi trent'anni di distanza, Samorì torna a Ravenna con opere in parte inedite, frutto di una ricerca artistica ormai consolidata a livello internazionale. Ravenna, in questo contesto, non è solo un riferimento citazionista, ma emerge come un elemento vivo nella monumentalità dei suoi marmi, nella potenza dei suoi mosaici e, soprattutto, in un modo di concepire l'immagine attraverso sovrapposizioni e ricomposizioni. Proprio come i frammenti musivi si uniscono per formare una figura, Samorì interviene sulla materia, trasformandola e ricomponendola, permettendo all'immagine di conservare le tracce del suo passato, ma proiettandola in una nuova dimensione.

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il dialogo che si instaura con la Gipsoteca dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, in particolare con due opere di Canova: il calco di un cavallo morente e l'Endimione dormiente. Il cavallo morente, con la sua presenza carnale e materica, è un'opera che ha a lungo attratto Samorì, nonostante si discosti dall'eleganza tipica di Canova. In mostra, questa scultura è posta in relazione con i modellini utilizzati dall'artista per studiare le pose e i dinamismi delle figure, creando un ponte tra epoche diverse attraverso il mestiere, il corpo e la materia. Canova, infatti, funge da filo conduttore per l'intera esposizione, con una testa lacunosa di Samorì accostata a una scultura canoviana danneggiata dai bombardamenti proveniente dal Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno. Il "Cavallo morente" è il fulcro dell'esposizione, mentre l'"Endimione dormiente" collega l'ultima sala al loggiato della Gipsoteca. Questo confronto tra ferita e permanenza, canone e lacerazione, memoria e metamorfosi, invita a una costante interrogazione e trasformazione del passato.

Il progetto espositivo è stato sviluppato congiuntamente da Samorì, dal curatore Denis Isaia e dall'architetto Emiliano Leoni, con il supporto dello staff del MAR. Gli spazi del primo piano sono stati attentamente progettati per creare un percorso espositivo coerente e suggestivo. L'inaugurazione di "Supremalia" coincide inoltre con il rinnovamento della Gipsoteca, realizzato grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna. La mostra offre così un'occasione preziosa per riportare l'attenzione su una delle collezioni più significative del museo, interpretandola attraverso la visione contemporanea di Samorì.

Il titolo stesso della mostra, "Supremalia", racchiude il senso di questa complessa operazione artistica. È un neologismo che unisce "super", indicando ciò che si eleva e tende all'apice, a "malia", il fascino e la seduzione capaci di catturare lo sguardo. Questa seduzione, portata alla massima intensità nel lavoro di Samorì, non si limita però all'integrità della bellezza, ma abbraccia anche la sua erosione e le sue ferite. L'artista dimostra come un'immagine, anche trasformata e alterata, possa continuare a esercitare un potere evocativo profondo, mantenendo intatta la sua capacità di attrarre e coinvolgere l'osservatore.

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